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Posted by on Mar 18, 2016 in Geologia | 2 comments

Trivelle, sì o no al referendum della disinformazione

Trivelle

Dopo tante letture, opinioni, domande e post anche di cattivo gusto, anch’io ho deciso di dire la mia sul referendum “trivelle” del 17 aprile, così come altri colleghi geologi già hanno fatto, per fare chiarezza su cosa si andrà a votare e cosa non si andrà a votare e sulle possibili conseguenze, perché su questo punto purtroppo ho visto parecchia disinformazione e confusione.

L’obiettivo di questo post non è convincervi su cosa sia meglio votare, ognuno è libero di scegliere, ma di orientarvi verso una scelta consapevole. Non illudetevi di stare salvando il mondo dai “cattivi del petrolio”, come hanno cercato di farvi credere, perché così non è!

Cosa si voterà con il Sì al referendum del 17 aprile?

E’ molto semplice:  le piattaforme (le “trivelle”) già presenti entro le 12 miglia marine non potranno continuare a sfruttare il giacimento fino al suo esaurimento ma solo fino a quando la durata dell’autorizzazione (che già hanno), glielo consente.

Cosa non si voterà con il Sì al referendum del 17 aprile?

  • Non si impediranno nuove trivellazioni entro le 12 miglia perché quelle sono già vietate (comma 17 dell’art. 6 del D.Lgs 152/06)
  • Le compagnie non interromperanno  l’estrazione “il giorno dopo”, ma potranno continuare a trivellare fino a che l’autorizzazione che hanno glielo concede (di solito la durata è 30 anni), così come potranno continuare a fare altre trivellazioni oltre le 12 miglia o sulla terra ferma.
  • Non si impediranno nuove trivellazioni oltre le 12 miglia o a terra il che significa che da 12,01 miglia in avanti o a terra, non cambierà niente.

Chiarito il punto di partenza veniamo alle possibili conseguenze…

Votando SI’

Votando SI’ le compagnie colpite saranno spinte a ricercare altri giacimenti per sopperire alle richieste di mercato che già hanno, ovvero a realizzare nuove trivellazioni, che potranno essere effettuate in Italia oltre le 12 miglia dalla costa (e questo deve essere chiaro) oppure in un altro stato. Vi state chiedendo il motivo di questa affermazione? Immaginatevi di avere sete, tanta sete, e di star bevendo piano piano dalla vostra bottiglia d’acqua. Ad un certo punto vi viene detto: “Ehi! per quanto tempo vi avevamo detto all’inizio di bere? Usate il tempo che vi resta, dopodiché anche se non l’avete finita siete obbligati a buttarla via anche se è ancora mezza piena”. Ma voi ovviamente avete ancora sete e quindi cosa fate?!: buttate via la bottiglia che vi resta e andate a cercarvene un altra da aprire per dissetarvi. Lo spreco è evidente.

Qui però non si tratta di acqua, ma di petrolio e gas metano e la posta in gioco è molto ma molto più alta. Non si può quindi non considerare tutta una serie di conseguenze che deriveranno da questa necessità di abbandonare “una bottiglia mezza piena” per “aprirne un’altra nuova”:

  1. Necessità di chiusura del pozzo di estrazione precedente: l’operazione è delicata e non esente da rischio incidente;
  2. Necessità di realizzare nuove indagini e prospezioni: Per realizzare nuove trivellazioni è necessario infatti ricercare, individuare e valutare nuovi giacimenti. Tra le tecniche utilizzabili rientra l’utilizzo del famoso air gun “tanto caro” agli ambientalisti;
  3. Maggiore traffico navale: Sia le operazioni di indagine e prospezione che le operazioni di chiusura  non si fanno stando seduti a casa, ma si fanno usando le navi, che vanno, ovviamente, a gasolio e non ad aria fritta;
  4. Contribuzione allo sfruttamento dei paesi in via di sviluppo: Sì, avete capito bene: Perché  non andare a trivellare in uno stato dove le leggi ambientali sono molto meno restrittive di quelle italiane come, ad esempio, il Kenya o il Mozambico? (..non me ne vogliano il Kenya e il Mozambico..). Meno leggi = meno controlli necessari = meno “fastidi” = meno spese = più danni all’ambiente.
  5. Possibili licenziamenti: In termini economici le nuove spese di prospezione e chiusura dei pozzi (si tratta di milioni e milioni di dollari)  potrebbero portare le compagnie a dover effettuare delle riduzioni di personale. Sì, occorrerebbe conoscere in dettaglio la situazione delle compagnie e delle piattaforme interessate per valutarlo, ma non è escludibile a priori;
  6. Possibile incremento della “spesa energetica” nazionale e maggior traffico di petroliere: Per sopperire alla minore produzione “interna” potrebbe occorrere nel breve periodo importare petrolio o gas metano da altri stati per soddisfare l’approvvigionamento energetico nazionale con potenziale maggiore spesa. Transiterebbero quindi in mare più petroliere per l’importazione, le quali, oltre a non andare ad aria fritta, potrebbero essere soggette ad incidenti di percorso come esplosioni, perdite, sversamenti.

Come vedete l’apparente sgambetto ambientalista del Si’ alle Corporations capitaliste è solo un illusione, uno specchio per le allodole, un cane che si morde la coda: il rischio ambientale non diminuirà. In caso di incidente, inoltre, dovete sapere che sia entro le 12 miglia sia oltre le 12 miglia i danni saranno esattamente gli stessi: ci saranno sempre potenziali perdite di vite umane, danni agli ecosistemi e anche poveri gabbiani imbrattati che non riescono a volare.

Votando NO

Votando NO non si inciterà allo spreco, perché i giacimenti entro le 12 miglia continueranno ad essere sfruttati finché c’è qualcosa, e poi, esauriti, si chiuderanno (Chissà se a quel tempo sarà anche avvenuta una sorta di “rivoluzione energetica?”). Non ci saranno nuove prospezioni, non si indurrà le compagnie ad andare ad inquinare allegramente in paesi dove le leggi sull’ambiente sono poco incisive, non ci sarà niente di tutto quello che ho scritto prima.

Non votando

Non votando potrebbe non essere raggiunto il quorum necessario alla validità del referendum. Sarà come votare no, ma contribuendo a togliere la possibilità ai SI’ di vincere.

Ancora una volta la disinformazione ha regnato incontrastata, dando l’illusione al popolo italiano di poter cambiare veramente le cose, dando l’illusione di “un’idea di cambiamento”, di un passo verso altre fonti di energia. Una disinformazione figlia di una politica che troppo spesso pensa a fare demagogia e campagna elettorale e non a risolvere veramente le cose.

Fate la vostra scelta consapevolmente.

Dal mio punto di vista, la cosa migliore sarebbe non votare, per dimostrare che questa volta nella trappola, nella loro illusione, non ci siamo caduti…”un piccolo passo per l’uomo e un grande passo per l’umanità”.

 

2 Comments

  1. E’ stata una lettura interessante e illuminante e a questo punto potrei essere d’accordo con te ma.. e se il nostro Governo invece interpretasse l’astensionismo come MENEFREGHISMO da parte del Popolo? Sono bravissimi a rigirare le frittate..

  2. …potrebbe, hai ragione, ma credo che i referendum continueranno ad essere comunque proposti perché è troppo importante per loro far vedere che “ci tengono” al parere del Popolo..