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Posted by on Apr 25, 2017 in Ambiente, Geologia, Idrogeologia |

All’orizzonte nuovi standard per la qualità delle acque in Europa

Waterfall_iceland

La WFD (Water Frame Directive) è la direttiva europea sulla qualità delle acque superficiali e sotterranee e pone obiettivi qualitativi da raggiungere per tutti i paesi membri, per migliorare, mantenere e garantire la qualità ambientale e la riduzione dell’inquinamento, senza frontiere. In vigore dal 2000, prescrive che tutti i fiumi, laghi, acque costiere e corpi idrici sotterranei debbano raggiungere lo “stato di buono” ovvero avere livelli poco elevati di distorsione dovuta all’attività umana, discostandosi solo lievemente dalle caratteristiche che avrebbe un corpo idrico naturale totalmente inalterato. Per “distorsione” si intende la presenza di contaminanti di natura antropica, per i quali la WFD prevede un monitoraggio annuale a tutela della qualità delle acque e degli ecosistemi presenti.

Una “direttiva ideale” presa come riferimento in molte parti del mondo, ma con alcune limitazioni e lacune. Scienziati dell’ European research project “SOLUTIONSe dell’European research network  hanno infatti attentamente esaminato la WFD e individuato alcune carenze, suggerendo una prossima revisione della normativa, con l’obiettivo di  migliorare il monitoraggio ambientale e la gestione delle acque.

Tre i punti cardine che il team di ricerca ha evidenziato come cruciali e sui quali ha elaborato alcuni suggerimenti da attuare in vista della futura revisione del testo:

  1. migliorare il monitoraggio
  2. migliorare le valutazioni sulla qualità delle acque
  3. migliorare la gestione dei corpi idrici

Monitoraggio

La WFD attualmente contiene 45 sostanze principali di riferimento da monitorare, e per le quali un corpo idrico deve contenere piccolissime quantità. Ma ci sono più di 100.000 differenti sostanze chimiche che tutti i giorni utilizziamo e che potrebbero compromettere la qualità delle acque. Monitorarle tutte, sarebbe insostenibile, troppo dispendioso e inoltre poco significativo. Ecco dunque che il team di ricerca suggerisce l’applicazione di un “nuovo modo di pensare”, non più basato sul controllo della presenza della “singola sostanza” ma sul controllo degli effetti che la tossicità cumulata delle sostanze eventualmente presenti hanno sulla qualità delle acque. Capire come una o più sostanze influiscono sull’ambiente è molto più importante ed efficace che capire quali singole sostanze sono presenti e in che quantità. Non più solo analisi chimiche dunque, ma, dove possibile, test biologici che ne evidenzino gli effetti.

Valutazione

Per quanto riguarda le valutazioni su come quello “stato di buono” viene attribuito,  il team di ricerca ha evidenziato la necessità di cambiare strada per abbandonare la staticità, per evitare “attribuzioni fasulle” causate da mancati o insufficienti monitoraggi negli stati membri e per generare incentivi per un effettivo miglioramento del corpo idrico anziché limitarsi alla mera attribuzione di “un’etichetta”. Un sistema di valutazione più complesso basato su modelli predittivi, che ricompenserà le azioni a tutela dell’ambiente e che obbligherà gli stati membri che non forniscono dati sufficienti a dover dimostrare che lo stato attuale dei propri corpi idrici sia migliore di quanto previsto dai modelli stessi.

Gestione

Oltre a monitoraggio e valutazione il team di ricerca ha messo l’accento anche sulla gestione. Le misure attuali non sono infatti sufficienti ad incrementare lo stato ambientale ed ecologico dei corpi idrici: serviranno nuove e più efficaci misure di gestione ad esempio attraverso un approccio più dinamico che integri in tempo reale gli effetti misurati sull’ambiente con le soluzioni da applicare per mitigarli, un approccio che tenga conto di uno schema di pensiero basato su “causa-effetto-soluzione” in modo da identificare un eventualeproblema e mettere in atto prontamente la soluzione più efficace per eliminarlo.

Data prevista per la revisione? anno 2019. In attesa che la burocrazia e la politica recepiscano e traducano quello che la scienza ha già assodato, non dimentichiamoci mai che “l’acqua è vita” e che  inquinare l’ambiente significa avvelenare noi stessi.