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Posted by on Ott 20, 2015 in Geologia, Know my Earth, Vulcani | 1 comment

Valsesia e dintorni: tra oceano e supervulcano alle pendici del Monte Rosa

valsesia

La Valsesia attraversa la parte meridionale della catena alpina allungandosi dalle pendici del Monte Rosa. È una valle ricca di forme e rocce figlie di una storia molto antica, che comincia ben prima della “famosa Pangea”, oltre 600 milioni di anni fa, e  arriva fino ai giorni nostri attraversando l’evoluzione dei continenti.

Quando tutto cominciò

Accendiamo la macchina del tempo e torniamo indietro di 1,1 miliardi di anni. La Terra era formata da un unico grande supercontinente chiamato Rodinia. Circa 750 milioni di anni fa, Rodinia iniziò a fratturarsi in 8 continenti più piccoli, che, successivamente (circa 150 milioni di anni più tardi) tornarono ad unirsi dando origine a un nuovo supercontinente: Pannotia. Quest’ultimo tuttavia non durò molto, tra 600 e 540 milioni di anni fa i processi tettonici generarono una nuova divisione dalla quale si formarono Laurentia (America del Nord e Groenlandia), Baltica (attuale parte nord dell’Europa), Siberia, Gondwana (Antartide, America del sud, Africa e Australia) e l’Oceano Giapeto. A quel periodo risalgono le prime testimonianze visibili in Valsesia: rocce metamorfiche derivanti da rocce magmatiche, che oggi ritroviamo “alla base” del Monte Fenera.

Evoluzione Pannotia

Evoluzione paleogeografica della Terra tra 550 Ma e 250 Ma.
Tratto da: http://palaeos.com/paleozoic/paleozoic.htm#Geography

Lentamente le complesse dinamiche delle placche tettoniche continuarono la loro azione portando ad un altro riavvicinamento dei continenti, che culminò circa 299 milioni di anni fa, con la nascita della famosa Pangea. 

Durante questi processi si formarono delle anomalie termiche nel mantello terrestre al di sotto di buona parte dell’Europa e dell’attuale Valsesia, che diedero vita nella crosta a sistemi magmatici più o meno profondi: “Grandi camere sotterranee” piene di magma alimentavano enormi complessi vulcanici, simili agli attuali Yellowstone e Campi Flegrei.

Il Supervulcano della Valsesia

Uno di essi, e forse uno dei più grandi, era presente in Valsesia e regnò indiscusso per circa 10 milioni di anni (tra 290 e 280 milioni di anni fa) fino a quando una violentissima eruzione accompagnò il collasso dell’intero sistema, con la formazione di una caldera di circa 13 km di diametro. Il tetto della camera magamatica collassò in pochissimo tempo (pochi giorni) e vennero emesse centinaia di chilometri cubi di materiale piroclastico: uno degli eventi geologici più violenti della storia della Terra, che oggi conosciamo grazie alle ricerche guidate da J.E. Quick e S. Sinigoi (J.E Quick et al. (2009) -“Magmatic plumbing of a large Permian caldera exposed to a depth of 25 km”, Geology, July 2009, v. 37, p. 603-606).

L’intero sistema del Supervulcano della Valsesia è infatti ancora visibile nelle rocce della valle, prodotti di quei magmi e di quelle eruzioni, da Gattinara (rocce più superficiali del sistema vulcanico) a Balmuccia (rocce più profonde del sistema vulcanico) e nei vicini laghi, grazie a quei processi che, molti milioni di anni più tardi, diedero vita alle nostre Alpi. Ma non affrettiamo i tempi e facciamo un salto in avanti di “soli” 30 milioni di anni…

Il “mare valsesiano”

“Correva l’anno 251,4 milioni di anni fa” (Triassico inferiore) e la Terra subì la più grande estinzione di massa di tutti i tempi (the Great Dying): il 96% delle specie animali marine e il 70% dei vertebrati terrestri si estinse. Fu un duro colpo alla biodiversità del pianeta, che faticò e impiegò molto tempo a riprendersi (milioni di anni).

terra 200 milioni di anni faIn questo travagliato contesto il mare arrivò a lambire la Valsesia. Dove oggi sorge il Monte Fenera si instaurò un ambiente prima di piana costiera (una sorta di Venezia se vogliamo) e successivamente più francamente marino, che diede origine alle rocce sedimentarie che lo compongono.

Arenarie, calcari e dolomie oggi ci testimoniano l’evoluzione dell’area e di quel mare, che raggiunse la sua profondità massima nel Giurassico inferiore (190-180 milioni di anni fa). Nei pressi della località Alpe Fenera  sono infatti presenti dei Calcari Spongolitici risalenti a quel periodo, rocce ricche di carbonato di calcio con fossili di spugna e di ammoniti, molluschi che vivono fino a circa 200 metri di profondità.

Era il periodo dei dinosauri (che dominarono indiscussi tra circa 230 e 65 milioni di anni fa) e uno stretto oceano (per certi versi simile all’attuale Mar Rosso) iniziava a formarsi in corrispondenza dell’attuale arco alpino: l’Oceano Ligure-Piemontese.

Le Alpi e i giorni nostri

In una fase di complessi e nuovi cambiamenti per la geografia, la flora e la fauna della Terra, l’Oceano Ligure-Piemontese perdurò indisturbato fino al Cretacico superiore (circa 65 milioni di anni fa), quando l’apertura dell’Atlantico Meridionale provocò la rotazione della placca africana sul cosiddetto “nodo ligure”, innescandone la progressiva chiusura.

oceano ligure piemontese

A testimoniare tali processi la grande varietà di rocce sedimentarie e non, presenti in Italia, e, in particolare, le Ofioliti (porzioni di crosta oceanica) visibili oggi in Valsesia nei pressi di Alagna e diffuse nella catena alpina.

Sempre nel Cretacico superiore avvenne la seconda grande estinzione di massa, che portò alla scomparsa del 76% delle specie animali e vegetali esistenti, tra cui i dinosauri non aviari.

Al termine della chiusura dell’oceano (circa 55 milioni di anni fa) cominciò il processo di orogenesi, in parte ancora attivo, che portò progressivamente alla formazione della catena Alpino-Himalayana. Le “rocce” presenti sulla placca africana si impilarono su quelle della placca europea dando vita alle nostre Alpi (e agli Appennini, of course) e portando alla luce in Valsesia l’intero sistema di alimentazione del supervulcano. Una sequenza unica nel suo genere ai piedi del Monte Rosa, poderoso e massiccio figlio dell’antico continente europeo, che dall’alto dei suoi 4.634 metri domina la valle.

Tettonica, vulcani, acqua, vento, ghiacciai e clima hanno modificato il paesaggio, la vita e la storia del pianeta fino ai giorni nostri e continueranno a farlo in futuro, in un susseguirsi di eventi che possiamo solo stare ad osservare e raccontare, come spettatori inermi di uno spettacolo senza fine chiamato natura.

 

 

1 Comment

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