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Posted by on Lug 23, 2014 in Ambiente, Geologia |

Shale Gas, tra fabbisogno energetico e sostenibilità

Shale Gas, tra fabbisogno energetico e sostenibilità

Intrappolato nelle porosità delle rocce argillose, il così detto Shale Gas è un tipo di gas naturale che si differenzia dal “gas convenzionale” per le modalità di accumulo e formazione e conseguentemente per la tipologia di giacimento. A differenza di quest’ultimo infatti, i giacimenti di Shale Gas non hanno origine per migrazione e intrappolamento da parte di un livello impermeabile del gas naturale formatosi da una roccia madre posta in profondità, ma bensì si formano direttamente all’interno di rocce argillose ricche di sostanza organica.

Essendo impermeabili le rocce argillose impediscono infatti la migrazione verso rocce più permeabili del gas formatosi al loro interno, comportandone di conseguenza l’accumulo.

Il fabbisogno energetico crescente e la contemporanea necessità di andare verso fonti di energia sostenibili da un punto di vista ambientale hanno spostato sempre di più l’attenzione verso la ricerca e l’estrazione di gas naturale, la cui combustione comporta un’emissione di sostanze inquinanti e anidride carbonica in atmosfera significativamente inferiore rispetto al carbone o al petrolio.

Ecco quindi che i grandi bacini sedimentari nordamericani, ricchi appunto di Shale Gas, diventano sempre di più importanti fonti di approvigionamento. Ma quanto realmente può essere sostenibile la loro estrazione?

A causa delle caratteristiche geologiche dei giacimenti, l’estrazione degli Shale Gases non è esente da problematiche operative e ambientali: gli Shale Gases vengono infatti efficacemente estratti con una particolare, o meglio non convenzionale, tecnica chiamata  fracking.  Tale tecnica sfrutta l’immissione di fluidi e sabbie quarzose in pressione nella roccia per fratturarla e conseguentemente aumentarne la permeabilità, consentendo così “la liberazione” degli idrocarburi intrappolati al suo interno.

Se da un lato quindi i grandi giacimenti di Shale Gas possono incrementare la produzione di gas naturale, il cui utilizzo è ambientalmente più sostenibile rispetto all’uso di petrolio o carbone, dall’altro l’estrazione tramite fracking produce grandi quantità di anidride carbonica, induzione di sismicità e possibilità di contaminazione delle eventuali falde acquifere presenti, soprattutto durante le fasi di smaltimento del materiale di scarto del processo; tutti fattori che hanno portato nel 2013 lo Stato della California a proibirne l’utilizzo in numerosi siti.

Come agire quindi per soddisfare il crescente fabbisogno energetico e la progressiva diminuzione di giacimenti in cui gli idrocarburi siano disponibili con “facilità”? In questi giorni il Presidente Obama ha dato il via libera alla moratoria che dagli anni 80 bloccava  le nuove trivellazioni e la ricerca di idrocarburi nell’Atlantico, in barba al disastro della BP avvenuto nel 2010 e dando nuova vita alle potenti compagnie petrolifere, ma forse, nel 2014, sarebbe ora di andare in tutt’altra direzione.