Crea sito
Pages Menu
TwitterRssFacebook
Categories Menu

Posted by on Giu 11, 2014 in Geologia, terremoti |

Anomalie magnetiche per prevedere i terremoti?

Anomalie magnetiche per prevedere i terremoti

E’ possibile prevedere i terremoti? la risposta accettata attualmente dal mondo scientifico è  “no, non è possibile”, ma un team di scienziati sembra ora voler iniziare una nuova rotta, sulla base di alcune recenti scoperte sul campo magnetico, per cercare di dimostrare che invece qualcosa è possibile fare.

Si tratta del dott. Friedemann Freund, specialista in cristallografia all’Università di San Jose, California, il quale durante le sue ricerche ha scoperto che nei giorni precedenti gli eventi sismici il campo magnetico terrestre risulta turbato da impulsi a bassa frequenza che divengono più intensi e frequenti  poco prima del terremoto.

Brevi fluttuazioni del campo magnetico sono state rilevate prima di molti terremoti negli ultimi 50 anni, afferma Friedemann, per esempio, nella settimana precedente un terremoto di magnitudo 5.4 Richter con epicentro a circa 15 chilometri da San Jose nell’ottobre 2007,  i sensori hanno registrato una serie di impulsi magnetici insoliti a bassa frequenza con intensità massima di 30 nano tesla, ovvero circa 100.000 volte inferiore all’intensità che si rileva abitualmente in superficie. Tali impulsi sono diventati più frequenti man mano che si avvicinava l’evento e, più recentemente, situazione analoga è stata registrata anche in Peru, prima del verificarsi di vari eventi di moderata intensità.

L’origine degli impulsi, secondo il team di ricerca, deriverebbe da alcuni cambiamenti a livello cristallografico che avvengono nei minerali costituenti le rocce sotto stress sismico. In particolare, in rocce di origine vulcanica caratterizzate generalmente dalla presenza di inclusioni fluide a livello cristallino, i legami covalenti ossigeno-ossigeno presenti (perossidi) vengono interrotti dallo scuotimento sismico con conseguente rilascio di elettroni e generazione di “vuoti” carichi positivamente all’interno della struttura cristallina. Tale fenomeno applicato su larga scala, ovvero su grandi volumi di roccia, si tradurrebbe con la generazione di impulsi magnetici a bassa frequenza: nei terremoti monitorati e analizzati dal team di ricerca infatti, gli impulsi si sarebbero originati tutti nelle vicinanze dell’ipocentro.

Numerose le critiche sollevate dalla comunità scientifica alla teoria, il modello è ancora preliminare e allo stato attuale non è del tutto escludibile un’origine antropica: verità oppure “eresia” galileiana? Soltanto ulteriori approfondimenti potranno chiarire il dilemma.