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Posted by on Dic 12, 2014 in Geologia, Marte |

Acqua su Marte: la geologia ci svela i segreti

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Ricostruzione dell’evoluzione paleogeografica dell’area attorno al Monte Sharp. [Image credit: NASA/JPL-Caltech]

C’è acqua su Marte? La  risposta alla domanda che spinge la NASA sul pianeta rosso arriva dal passato: sono esistiti lunghi periodi (milioni di anni) durante i quali su Marte vi era un’atmosfera simile a quella terrestre in grado di consentire la permanenza di acqua agli stati solido e liquido.

Grazie alle dettagliate immagini del rover Curiosity, gli scienziati hanno infatti potuto confermare definitivamente le ipotesi formulate nelle precedenti missioni, nonché ricostruire parte della storia e del paesaggio marziano.

Laghi, fiumi e montagne innevate caratterizzavano la superficie del pianeta in un ambiente divenuto oramai un ricordo mai vissuto, venuto a noi soltanto poiché scritto ed impresso nelle rocce e nei sedimenti presenti.

Il delta del Monte Sharp

Gli studi del Curiosity Rover iniziano qui, circa due anni fa, ai piedi del Monte Sharp, montagna alta circa 5 km ubicata all’interno di un enorme cratere chiamato Gale.

 piana deltizia Monte Sharp

L’immagine mostra la caratteristica inclinazione dei depositi di delta nel senso della corrente verso il lago (da sinistra a destra). [Image Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS]

Le immagini mostrano un’area caratterizzata dalla presenza di rocce sedimentarie e depositi stratificati (Murray Formation), nei quali si rinvengono peculiari strutture sedimentarie (e.g. ripples, laminazioni incrociate) testimoni ineluttabili di un tempo in cui vi era acqua su Marte.

Il Curiosity ha attraversato parti di un ambiente dominato dai fiumi e parti di un ambiente dominato dai laghi” dice Sanjeev Gupta, scienziato dell’Imperial College of London.

Schema di formazione di un delta lacustre

Schema rappresentativo del proceso di formazione di un delta lacustre.

Sulla Terra depositi simili caratterizzano infatti i delta lacustri: quando i fiumi entrano in una massa d’acqua stazionaria, la velocità del flusso diminuisce, innescando la progressiva deposizione dei sedimenti trasportati.

I depositi che si accumulano formano un “prisma”, inclinato nella direzione della corrente, e riempiono progressivamente parte del bacino dando origine a particolari strutture sedimentarie quali ripples e laminazioni incrociate.

Il lago di Gale

Man mano che ci si allontana dal Monte Sharp le immagini mostrano rocce e depositi a stratificazione piano parallela, caratteristici di un ambiente sedimentario di bassa energia, relativamente in quiete, come un lago.

Rocce sedimentarie stratificate e depositi alla base del Monte Sharp. Image Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Rocce sedimentarie stratificate e depositi alla base del Monte Sharp. [Image Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS]

Il lago occupava l’intera area del cratere e fu progressivamente riempito dai sedimenti, secondo cicli di deposizione condizionati da continui innalzamenti e abbassamenti di livello.

L’azione dei venti erose in seguito parzialmente i sedimenti depositatesi, trasportandoli ed accumulandoli nell’area che oggi è situata tra il perimetro del cratere e il Monte Sharp.

Tutto il processo fu relativamente lento: gli scienziati hanno infatti stimato che per dare origine a spessori simili a quelli osservati dal Curiosity sono occorsi milioni di anni.

“Se la teoria del Monte Sharp regge, smentisce le precedenti ipotesi che condizioni calde e umide siano state solo transitorie, locali o si siano verificate soltanto nel sottosuolo marziano”  dice Ashwin Vasavada, uno degli scienziati a capo del progetto Curiosity al NASA’s Jet Propulsion Laboratory in Pasadena.

Tutto ciò implica non solo la presenza in passato di un’atmosfera stabile e differente da quella attuale per lungo tempo,  ma anche il susseguirsi di periodi a clima umido, nei quali prevalevano gli apporti idrici, e periodi a clima arido, nei quali prevaleva l’evaporazione.

Le conoscenze che stiamo ottenendo sull’evoluzione dell’ambiente Marziano decifrando come il Monte Sharp si è formato ci aiuteranno inoltre a programmare future missioni per cercare evidenze di vita marziana“, ha detto Michael Meyer, scienziato a capo del NASA’s Mars Exploration Program.

Resta tuttavia ancora da scoprire come il clima del pianeta rosso giunse alle condizioni favorevoli per la stabilità dell’acqua allo stato liquido e perchè successivamente  imboccò radicalmente la strada in senso opposto fino alle condizioni attuali.

Aspettando ulteriori dati dalle missioni di esplorazione del Curiosity vi lascio con una riflessione di José Luis Sampedro, scrittore ed economista spagnolo:

“Spendiamo milioni e milioni per cercare acqua su Marte e non facciamo niente per conservarla qui e per cercarne di più per quelli che hanno sete”.